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ELEMENTI DI PSICOLOGIA E LOGICA BUDDISTA


Andrea Pasquino

La teoria dei dieci mondi è presente nelle scuole Mahayana tibetane e giapponesi e si riallaccia a delle precedenti concezioni induiste.

L'idea, collegata alla nozione di Karma, era che le rinascite potessero essere svariate ma sempre all'interno di un numero limitato di mondi.

Per cui rinascere nel mondo di animalità significava rinascere effettivamente in forma animale. Analogamente rinascere nel mondo di collera significava rinascere in forma di Asura, in preatica una semidivinità collerica.

Le scuole successive del buddismo Mahayana, misero l'accento sull'aspetto interno di questi mondi, trasformando perciò la cosmografia delle migrazioni in una psicologia degli stati emozionali.

Da questo punto di vista il mondo di Inferno non è più un "mondo" ma è piuttosto uno stato emotivo di sofferenza. Il mondo degli Asura è il mondo di collera, il mondo degli Dei è il mondo di estasi, e così via.

La teoria dei dieci mondi così intesa contempla 6 mondi inferiori e 4 superiori, anche se, come vedremo in seguito, le nozioni di superiore ed inferiore si fondono nel concetto di mutua compenetrazione dei dieci mondi.

I 6 mondi inferiori sono, nell'ordine: Inferno, Avidità, Animalità, Collera, Umanità ed Estasi.

Il mondo di inferno che, inteso come un luogo, assomiglia agli Inferni di altre tradizioni religiose (con la differenza che gli Inferni buddisti sono comunque temporanei), inteso come stato emozionale è semplicemente il mondo dell'intensa sofferenza. E' da notare comunque che nelle iconografie dell'inferno "locativo" era sempre presente un Buddha o un Bodhisattva che predicava il Dharma ai dannati, significando che anche immersi nel dolore più profondo possiamo trovare la scintilla di libertà e di generosità che ci illumina.

Il mondo di Avidità è quello in cui il soggetto vive in uno stato di perenne mancanza; iconograficamente gli spiriti avidi sono rappresentati come specie di vampiri che si nutrono dell'energia vitale dei viventi.

Il mondo di Animalità rappresenta la sottomissione agli impulsi primitivi di stupidità e paura.

Il mondo di Collera, pur essendo un cattivo sentiero, rappresenta già un passo avanti rispetto ai mondi precedenti, infatti nella collera è presente un'energia che in un certo senso chiarifica la mente, mentre la caratteristica degli stati precedenti è l'oscurità.

Il mondo di Umanità detto anche mondo di tranquillità, è il mondo della mediazione e del dialogo. Nelle tradizioni buddiste più antiche, il mondo di umanità era definito "la preziosa rinascita umana", intesa come l'occasione estremamente rara e fortunatissima di poter uscire dal ciclo delle rinascite. In questo senso l'Umanità è l'unico mondo da cui è possibile ottenere la liberazione, giacché nei 4 precedenti si è accecati dal dolore, mentre nel mondo superiore (Estasi) si è accecati dalla gioia.

Il mondo di Estasi infatti, benché sia chiamato in mondo dei Deva, cioè divino, è un mondo che al pari di tutti gli altri conosce nascita, mutamento e fine. Ma la fine di un Deva, poiché egli ignora la realtà del dolore, è atroce e contiene le basi della reincarnazione in un mondo basso.

I 6 mondi inferiori, intesi come luoghi, presuppongono una teoria della migrazione da una nascita all'altra. Gli stessi intesi come stati emozionali, presuppongono una psicologia del mutamento.

Intesi in questo senso gli insegnamenti buddisti diventano una pedagogia del "buon passaggio" da uno stato emozionale all'altro.

Per cui dobbiamo esaurire il karma del mondo di collera per passare al mondo di estasi. Nel linguaggio della psicologia moderna: un passaggio da un'emozione all'altra deve avvenire senza tracce residue.

Inteso comunque in questo modo il sistema dei 6 cattivi pensieri costituisce un ciclo chiuso. Si passa dal mondo di Estasi a quello di Avidità, dall'Avidità alla Collera, dalla Collera all'Inferno, dall'Inferno all'Animalità, dall'Animalità all'Umanità, da questa ancora all'Estasi e così di seguito.

Questo oscillare senza fine da una emozione all'altra è ciò che i buddisti chiamano con il nome di Samsara, cioè l'oceano senza fine delle morti e delle rinascite.

Il modo per liberarsi dal ciclo dei 6 cattivi sentieri è quello di accedere ai 4 sentieri nobili denominati rispettivamente: via dei Discepoli, via dei Buddha solitari, via dei Bodhisattva e mondo di Buddità.

La via dei Discepoli è la via di chi intraprende una pratica di studio e di fede per liberarsi dal ciclo dei 6 cattivi sentieri. I discepoli sono anche definiti come coloro che "ascoltano" la voce del Buddha.

Dal punto di vista della psicologia la via dei discepoli equivale alla ricerca di una teoria che ci permette di uscire dal meccanismo del circolo vizioso. Se questa ricerca riesce e il soggetto arriva a configurare una teoria che spiega esaurientemente la dinamica del passaggio da un mondo ad un altro, si dice che abbiamo raggiunto il mondo di Illuminazione Parziale o dei Buddha solitari.

Questo mondo, pur appartenendo ai 4 mondi alti, è in realtà pericoloso perché offre l'illusione di essere arrivati al termine della ricerca. L'unico modo per progredire ulteriormente è che un Bodhisattva, cioè uno spirito di infinità generosità, spezzi le mura del palazzo illusori in cui ci siamo rinchiusi e ci mostri il cammino della dedizione agli altri.

Nel momento in cui agiamo come Bodhisattva, ci liberiamo dall'oscurità dell'io, ed abbandoniamo persino il desiderio della Buddità, manifestando perciò, è questo il paradosso, la natura di Buddha.

La teoria dei 10 Mondi così spiegata è tuttavia per certi versi un insegnamento ancora incompleto.

Si può pensare infatti ad una gerarchia di mondi, per cui si parte dal più basso, cioè l'Inferno, per accedere al più alto, la Buddhità.

Ma la teoria dei 10 Mondi non è una teoria ascensionale, è piuttosto una teoria della mutua compenetrazione di tutti questi mondi.

Ciò significa che il Buddha ha in se' tutti gli altri 9 Mondi, ma anche Inferno ha in se' il mondo di Buddhità. Per cui la Buddhità non è più un punto da raggiungere ma una perenne presenza da riconoscere. Come dice il Sutra del Loto un comune mortale ed un Buddha sono ugualmente illuminati; l'unica differenza è che il primo non lo sa mentre il secondo sì.

Dalle poche osservazioni precedenti possiamo vedere che questa psicologia degli stati emozionali o dei mondi è sorretta da forme di logica che non sono esattamente quelle della logica occidentale tradizionale, legate alle nozioni di identità e non-contradditorietà.

La forma generale della logica che presiede ai movimenti dei 10 mondi è, nella sua espressione giapponese: funi nini nini funi.

"Fu" significa la negazione, "Ni" significa 2 o la dualità. L'espressione "Funi" si può perciò tradurre come "non duale". "Nini" significa "veramente 2"; quindi l'intera frase si può tradurre come "Non duale ma duale e duale ma non duale".

La frase intera rappresenta la saggezza della Via di Mezzo, che non è altro che l'unione di 2 tipi fondamentali di saggezza: la Saggezza che Tutto Eguaglia e la Saggezza Discriminante.

La Saggezza che Tutto Eguaglia rappresenta l'aspetto non duale della realtà. Ci insegna che il nemico non esiste, ed è la base della nozione di fraternità universale. E' la saggezza che Arjuna invoca quando si rifiuta di uccidere i suoi parenti nella guerra dei clan.

La Saggezza Discriminante invece è la saggezza che afferma la natura duale della realtà e la necessità perciò di prendere partito e di operare delle scelte. E' la saggezza a cui Krishna invita Arjuna, intimandogli di assumersi il suo ruolo di guerriero.

Ciascuna delle 2 saggezze se malintesa può diventare dannosa. La Saggezza della Non Dualità può abolire ogni speranza di progetto, riducendo tutti gli obiettivi allo stesso non significato. La Saggezza Discriminante può diventare reificazione e congelare i conflitti interni in un nemico esterno immaginario.

Un classico esempio di questa reificazione è la confusione tra causa interna e causa esterna. Dal punto di vista delle scuole Mahayana che professano la simultaneità di causa ed effetto (le scuole del Sutra del Loto, per esempio) la causa fondamentale è quella interna, nel senso che io pianto i semi di una determinata reazione, eventualmente anche un'offesa contro me stesso. La causa esterna, la persona ad esempio che mi provoca una fuoriuscita di collera, è semplicemente l'occasione per il manifestarsi di quella collera di cui io ho piantato il seme, cioè la causa interna. Mi ritengo vittima e considero l'altro un carnefice, mentre io sono il carnefice e l'altro, al massimo, un complice. La distorsione della Saggezza Discriminante porta appunto a considerare la causa esterna come il nemico originale, mentre la causa esterna è soltanto l'occasione.

Spero con queste osservazioni necessariamente rapide di aver potuto dare un'idea della ricchezza della concezione buddista della mente. Concezione della mente di cui i concetti qui esposti sono soltanto un minimo frammento degli insegnamenti, non per questo privi di valore. Ringrazio tutti coloro che mi hanno ascoltato ricordando che nella concezione buddista che parla e chi ascolta si rendono reciprocamente grazie e benefici.

 

 
 
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