de Fisica dei Piedi Neri e menti europee
Introduzione
La coscienza europea domina il mondo. Mentre ci muoviamo verso il nuovo millennio la situazione rimarrà questa? In questo articolo analizzerò una visione del mondo completamente diversa, quella dei Piedi Neri del Nord-America, e cercherò di scoprire se il loro approccio alla società e al mondo naturale ha qualcosa di importante da insegnarci. Infatti lo studio di modi di pensare alternativi può originare una reazione creativa nella nostra coscienza?
L'affermazione iniziale di questo articolo deve essere ampliata e specificata. Con "coscienza europea" non intendo un qualcosa di confinato in una determinata regione geografica, ma piuttosto un modo di pensare e di comportarsi che, nonostante si sia sviluppato in Europa, ora influenza la maggior parte del globo. Le sue radici erano già presenti nel medioevo e il suo sviluppo culminò nella secolarizzazione dello spazio e del tempo, nell'ascesa della scienza e nella proliferazione della tecnologia. La "coscienza europea" ha trasformato una società che si basava precedentemente sul commercio e sul baratto in una spinta all'espansione e al progresso che ora domina il mondo.
Uno dei prodotti più drammatici del pensiero occidentale è stato il suo particolare approccio alla scienza, una disciplina che, con la tecnologia ad essa associata, non è per niente obiettiva, neutrale e priva di valori etici come credevamo un tempo. La scienza occidentale esprime un'intera metafisica su come relazionasi al mondo, alla società e a noi stessi. La scienza occidentale sta trionfando, eppure ora siamo consci della hubris connesso con il suo successo. Per fare un esempio la nostra tecnologia agisce, per così dire, come un virus che, quando entra nella società, ne trasforma l'intera struttura. Basta esportare un sacchetto di semi, una borsa di fertilizzanti o un barattolo di pesticida per trasformare un intero modo di vivere che avrebbe potuto sopravvivere invariato per centinaia o migliaia di anni.
Un mondo animato
Negli ultimi anni spesso ho sentito vantarsi del fatto che, per la prima volta nella storia, condividiamo tutti lo stesso processo della creazione e che ai bambini di tutto il mondo oggi si insegnano le stesse cose riguardo alla natura. La scienza occidentale è diventata la pietra di paragone della verità e le storie e le tradizioni che hanno sostenuto culture antiche, se comparate ad essa, vengono abbandonate come miti, superstizioni e storielle.
Ma, se paragonata sulla scala delle civiltà mondiali, questa "coscienza europea" è relativamente giovane e la sua scienza è una neonata. Basta tornare indietro di un millennio e il tempo era sentito come un ciclo di rinnovamento. Le stagioni, i ritmi della vita quotidiana e il calendario della Chiesa erano tutti in armonia. Lo spazio era unito al tempo e il suo interno era ricco come il tuorlo di un uovo. La filosofia della natura di Aristotele insegnava che ciascun corpo ha il suo posto naturale; la società medievale era un mondo in cui ogni persona era al proprio posto. Le nostre moderne nozioni riguardo ai diritti dell'individuo erano molto meno importanti del benessere dell'intera società.
In un mondo del genere tutto era vivo; le rocce, i fiumi e gli alberi. La natura era costantemente a lavoro e a disposizione degli esseri umani come un'ostetrica. I metalli si originavano nel ventre della terra e il sacro lavoro dei minatori e dei fabbri portava a compimento quest'opera. In molti modi la realtà di questo mondo era molto più ampia della realtà scientifica in cui viviamo oggi.
Per una varietà di ragioni la coscienza europea ha cominciato a cambiare. I teologi avevano affermato che il tempo appartiene a Dio ma ora era stato secolarizzato attraverso la pratica dell'usura. Il sistema bancario consiste nel comprare il tempo e nel metterlo da parte. Inevitabilmente un tempo secolarizzato ha portato alla nostra moderna ossessione per la crescita e il progresso, per la predizione e il controllo. Nel dodicesimo secolo Aquinas negò che l'artigiano (minatore, fabbro, scultore etc.) fosse l'assistente della natura poiché, secondo lui, mentre la forma della materia può essere alterata, la sua essenza rimane immutabile. Le arti e i mestieri dell'umanità sono state ridotte alla superficiale trasformazione della sola apparenza.
Nel 1438 un'altra influenza si aggiunse allo sviluppo del pensiero europeo. Con Bisanzio sotto la minaccia dell'espansione dell'impero Ottomano, il suo imperatore Giovanni Paleologo con 700 consiglieri si recò a Firenze nel tentativo di guadagnare l'aiuto militare di papa Eugenio IV. In cambio egli offriva la risoluzione delle divergenze teologiche fra le due Chiese. Il risultato fu che per un certo periodo Firenze fu invasa dal neoplatonismo e la sua influenza sul periodo rinascimentale non può essere sottostimata.
Nel tredicesimo secolo Guglielmo d'Auvergne poté scrivere: "Quando consideri l'ordine e la magnificenza dell'universo vedi che è come uno splendido cantico e le meraviglie e le varietà delle sue creature come una sinfonia di gioia ed armonia per la pura essenza La bontà di una sostanza e la sua bellezza sono la stessa cosa". Allo stesso modo l'abate Sugar supervisionò la ricostruzione la ricostruzione dell'abbazia di S.Denis per rendere manifesto il divino nel bronzo, nella pietra, nel vetro colorato, nei metalli preziosi e nei gioielli. Ora, nel Rinascimento gli artisti rivolgevano il loro sguardo al mondo delle forme ideali, al di fuori di quello naturale.
In questo crogiolo di idee materia e spirito si separarono ed una realtà partecipativa si trasformò in oggettività scientifica. Per me l'esempio di questo cambiamento di coscienza è la prospettiva lineare che si sviluppò nella prima parte del Rinascimento. Siena è indicata dagli italiani come una città femminile. Nei dipinti della sua scuola spazio e tempo sono unificati. I vari eventi della vita di un santo sono presentati nel totale, come una striscia di fumetti sovrapposta; e mentre la profondità spaziale è sicuramente indicata, è ancora possibile vedere un oggetto da molteplici punti di vista. Ma quando il Rinascimento si è sviluppato nella più maschile Firenze, il tempo venne astratto dallo spazio e i dipinti furono lasciati con un unico punto di vista, un mondo congelato visto attraverso una finestra. Con lo strumento della prospettiva si entra più da lontano nel dipinto ma si vede con occhio più obiettivo. Rispecchiando la metafisica del periodo la natura è stata progettata lontano da noi ed il mondo è sentito come un qualcosa di esterno.
La base matematica della prospettiva è detta geometria proiettiva. La parola dice tutto. Non si entra più in contatto direttamente con un oggetto nella sua forma naturale ed essenziale come un qualcosa che può essere studiato o toccato, al contrario diventa una superficie che deve essere distorta per adattarsi alla logica globale della prospettiva matematica. La ricca essenza individualista del mondo naturale aveva lasciato spazio alla griglia uniforme della logica della prospettiva. La prospettiva come rispecchia bene una scienza nella quale la natura rende obbligatorie delle leggi che, in un certo senso, sono esterne all'essenza della materia! Come affermava Bacone, queste leggi devono essere scoperte mettendo la natura su una ruota di tortura, un altro tipo di griglia, e tormentandola per farsi rivelare i suoi segreti. Cartesio e Newton non possono essere ritenuti responsabili del nostro mondo moderno, le semi della sua coscienza furono piantati molto prima.
Solo mentre noi raggiungiamo la nostra età moderna la visione prospettica delle scienze è stata sconvolta, per esempio, dalla teoria dei quanti. Ancora una volta gli artisti sono le antenne della società e le prime avvisaglie si sentirono quando Cezanne restituì il tocco alla pittura e, nel processo, attivò il tempo e la molteplicità dei punti di vista. Mai interessato alla proiezione, Cezanne entrò direttamente nella natura, e la natura entrò in lui. Scrisse: "Il paesaggio diventa riflessivo, umano e si pensa attraverso di me. Io lo rendo un oggetto, lascio che si progetti da sé e che duri nel mio dipinto io divento la coscienza soggettiva del paesaggio, e il mio dipinto diventa la sua coscienza oggettiva."
Il pensiero moderno
Il pensiero europeo con i suoi prodotti concettuali e materiali, esercita un'influenza forte e seducente su di noi. Sarebbe estremamente difficile vivere senza i prodotti di questa coscienza e la maggior parte di noi non lo desidera neanche, almeno non in maniera radicale. Molti hanno già scritto del lato che oscura questa influenza: agricoltura intensiva, medicina altamente tecnologica, comunicazioni rapide etc. Il mio interesse è diverso, è di chiedersi se si possa ristabilire una ricchezza precedente insieme ad un senso di armonia e di equilibrio nel pensiero europeo, se si possa aggiungere una dimensione etica e morale alla nostra scienza e alla nostra tecnologia e se si possa temperare la presupposta obiettività tramite la partecipazione.
Il nostro mondo è destinato all'uniformità crescente oppure possiamo considerare punti di vista e metafisiche alternativi che si arricchiscano gli uni gli altri? L'arte è sempre stata avida di questo arricchimento: Debussy disegnava sulla musica di Bali, Picasso sulle maschere africane e un regista come Peter Brooke ha esplorato le tradizioni teatrali di tutto il mondo. Se usati in maniera creativa e rispettosa questi non sono atti di appropriazione culturale ma di rinnovamento culturale. È possibile un qualcosa di simile nella nostra scienza?
A questo punto si potrebbe obiettare che, al contrario dell'arte, la scienza è oggettiva e, da un punto di vista culturale, priva di valore. Si dice che sia per questa ragione che le culture indigene ed emarginate non possono coesistere con le nazioni industrializzate e sono destinate all'estinzione. Non credo che questo sia vero. Le tradizioni culturali hanno una forza enorme e alla fine potrebbero agire per trasformare o rinnovare la nostra società tecnologica.
Una visione alternativa
Ho fatto il mio test sulla tribù dei Piedi Neri, una popolazione che una volta occupava un'area delle pianure ad est delle Montagne Rocciose nel Nord-America ma che ora vive nelle riserve dello stato del Montana (U.S.A.) e dello stato di Alberta (Canada). Erano cacciatori di bufali per tradizione; viaggiavano con i loro tepis in estate e trascorrevano l'inverno lungo le rive dei fiumi. La loro lingua appartiene alla grande famiglia Algonquin, che va dagli Cheyenne alle pianure centroamericane passando per i Piedi Neri fino al Canada del Nord con gli Ojibway e i Cree e fino ai Naskapi del Labrador.
L'incontro fra i Piedi Neri e me, in qualità di esponente della scienza occidentale, non è stato né sistematico né antropologico. È stato piuttosto un'amicizia che si è formata e una serie di discussioni riguardo alle nostre rispettive visioni del mondo. In cambio questo ha portato a vari circoli in cui scienziati occidentali sedevano ad un tavolo con i Piedi Neri e con vecchi saggi di altre tribù.
I Piedi Neri hanno resistito allo sterminio dei bufali e all'appropriazione delle loro terre. Tutti gli adulti hanno sperimentato le scuole residenziali in cui le teste dei bambini venivano rasate, i vestiti bruciati ed era proibito parlare la propria lingua madre e pregare secondo le proprie tradizioni - neanche l'abuso fisico e sessuale era fuori dal comune. Oggi i Piedi Neri hanno scambiato i loro cavalli con delle macchine e con dei camioncini pick-up. Vivono in case invece che nei tepis e la ricerca di un lavoro ha rimpiazzato la caccia al bufalo. Circondati dalle pressioni della società nordamericana hanno dovuto affrontare problemi di alcool e di droga , ma ciò che mi ha stupito di più durante le mie visite è stato il modo in cui il vecchio è in grado di convivere con il nuovo al punto che, per molti Piedi Neri, la loro tradizionale visione e la loro tradizionale metafisica sopravvivono ancora inossidate. Ovviamente i Piedi Neri hanno la straordinaria abilità di vivere a metà strada fra due mondi. Infatti mi hanno insegnato che tutti possediamo questa capacità e che, seppellito in profondità nelle menti europee, giace un qualcosa che potrebbe saper moderare l'impeto del nostro attuale percorso. Siamo tutti indigeni, nel senso che ognuno di noi è portatore di un sacro rapporto con il mondo naturale e ha accesso ad una visione più ampia a lungo negata.
La realtà dei Piedi Neri
Qual è la natura della realtà dei Piedi Neri? Certamente è molto più ampia della nostra ed è saldamente basata nel mondo delle cose viventi. Una volta il nostro mondo europeo vedeva la natura in maniera analoga, una visione ancora presente in alcuni poeti come Blake, Wordsworth e Gerard Manley Hopkins che percepivano l'immanenza e l'interiorità del mondo. Tuttavia la nostra conoscenza si è affinata a tal punto che la materia è separata dallo spirito e noi cerchiamo la nostra realtà in un altrove di astrazioni, di regni platonici, di eleganza matematica, di leggi fisiche.
I Piedi Neri non conoscono una tale frammentazione. Non solo parlano con rocce e alberi, ma possono anche conversare con ciò che ci resta invisibile, un mondo di cose che potrebbero chiamarsi spiriti, forze o semplicemente energie. Ma queste forze non occupano un dominio mistico o astratto, ma rimangono un aspetto essenziale del mondo naturale e materiale. I Piedi Neri non vivono in una realtà estesa ma è la nostra visione occidentale che è diventata eccessivamente miope.
Questa realtà più ampia abbraccia il flusso, il movimento, il cambiamento e la trasformazione. Il creatore della terra Napi (Uomo Vecchio) è anche il suo imbroglione , uno che cambia continuamente forma, attraversando i confini e cancellando i preconcetti. Per esempio, ciò che l'occidente considera come l'aberrazione della personalità multipla, diventa l'accettazione del fatto che un individuo non è un qualcosa di fisso, ma fluido, un essere la cui molteplicità si riflette nel modo in cui il nome di una persona si trasforma durante la sua vita.
Come si può mantenere un'orientazione in un universo in cui ogni cosa è intrappolata nel fiume della trasformazione? Come ci si può preservare dalla trasformazione? La risposta sta nella partecipazione al flusso tramite atti di rinnovamento. Il rinnovamento richiede un atto di sacrificio e sono questi sacrifici, questi atti di partecipazione, portati a termine ogni mattina al sorgere del sole, ogni anno alla Danza del Sole, che aiutano a mantenere il grande circolo del rinnovamento.
Grazie a questi atti di rinnovamento il tempo, all'interno del flusso, gira attorno al proprio asse. Le stagioni seguono le stagioni. Il tempo circolare è sempre lo stesso, sebbene sempre diverso, sempre rinnovato. Gli atti di rinnovamento riflettono le convenzioni sorte nei tempi antichi, i rapporti negoziati fra gli antenati e le energie, o spiriti, o guardiani della terra. Nessuno crede che una cerimonia con le pipe faccia sorgere il sole per davvero. Piuttosto, rinnovando le loro relazioni con la dinamica della natura, i Piedi Neri mantengono un ruolo armonioso nel cosmo. In un universo equilibrato il sole sorgerà e le stagioni seguiranno secondo la loro armonia. Il sacrificio personale, la responsabilità, le cerimonie, gli atti di rinnovamento perciò non hanno niente a che fare con il mondo della casualità meccanica ma hanno più a che fare con il rapporto con il cosmo vivente. Nonostante non venga dai Piedi Neri, la storia del "rainmaker" spiega bene questo discorso: un rainmaker" fu chiamato in una regione che stava attraversando un periodo di siccità. Arrivò e subito andò nella capanna preparata per lui, dalla quale venne fuori solo alcuni giorni dopo, quando iniziò a piovere. Quando gli fu chiesto come aveva causato la pioggia rispose che non era stato lui a provocarla. Piuttosto, quando era arrivato nel paese, si era accorto che tutto era in disarmonia. Perciò si era ritirato nella sua capanna per riportare se stesso in equilibrio. Una volta che l'equilibrio fu restituito la natura ritornò all'armonia e la pioggia cadde come avrebbe dovuto fare naturalmente. Carl Jung scelse di denominare questo sincronismo il suo "principio non causale di connessione". Era presente in passato nell'occidente nella forma dell'alchimia, nella quale i lavori sui materiali esterni e le trasformazioni interne si rispecchiano. Questo movimento costante verso l'armonia e l'equilibrio all'interno del flusso è l'essenza del mondo dei Piedi Neri.
La Mappa nella testa
Un'espressione del rapporto dei Piedi Neri con una realtà di rocce, alberi, animali e energie si esprime in ciò che i nativi americani chiamano "la mappa nella testa". Questa mappa è un modo di conoscere dove ci si trova in relazione alla terra, alla sua storia, alla società e a tutti gli esseri viventi della natura. Per i Piedi Neri questa mappa comincia con il corpo di Napi, che è tracciato sulla terra sottoforma di fiumi, colline e valli. È anche la traccia lasciata da Napi mentre camminava per la sua terra. La mappa nella testa sono le canzoni cantate e le storie raccontate intorno ad un fuoco di notte. È anche il rapporto dei Piedi Neri con il loro mondo.
La mappa nella testa è una forma di conoscenza, ma la conoscenza per i Piedi Neri non è la semplice classificazione dei fatti, ma un qualcosa verso cui si cresce. La conoscenza, come una canzone, è un essere vivente, un essere con cui ognuno può entrare in contatto. Conoscere è un dialogo attivo con la natura, con le rocce, le piante e gli animali. Come dice un membro dei Piedi Neri "le piante e gli animali sono i nostri microscopi e i nostri laboratori."
La conoscenza è un rapporto e il rapporto porta con sé responsabilità e obblighi. Per ciò mi è stato mostrato che quando la scienza occidentale porta a termine i suoi esperimenti in verità sta conversando con la natura e, in questo processo, sta parlando alla natura di noi. Abbiamo voglia di assumerci la responsabilità di ciò che diciamo? Ogni azione in laboratorio deve essere equilibrata dalla sua reazione da qualche altra parte nel mondo. Quando portiamo ordine da una parte, dobbiamo creare disordine da un'altra.
Un punto di vista del genere non dovrebbe essere completamente alieno alle nostre menti europee. È stato un europeo, Goethe, che ha suggerito un'alternativa al metodo newtoniano che lui vedeva come un modo di guadagnare conoscenza mettendo la natura in situazioni estremamente artificiose. Al contrario Goethe cercava "un istante che ne valga mille, che porti tutto dentro di sé". Il suo metodo prevedeva, per esempio, di venire a contatto con le piante e guardare la loro natura interiore. In questo modo Goethe cercava di capire la natura interiore e il significato delle piante. Mentre la scienza newtoniana studia esempi particolari nella speranza di generalizzare una legge naturale - l'unità all'interno della molteplicità - Goethe studiava la molteplicità che deriva dall'unità. La nozione di Goethe dell'archetipo di tutte le piante fa eco al concetto indigeno di Guardiano o Custode dei bufali.
Guarigione
Le piante hanno il potere di guarire. Per i Piedi Neri la natura della loro azione non può essere ridotta semplicemente alle sostanze chimiche o alle molecole. La guarigione prevede un rapporto con l'intera pianta, e questo include la sua forza, energia, spirito, o, con le parole di Goethe, Archetipo.
Si può forse capire questo dall'analogia con la scultura sacra indiana, per esempio. In una cerimonia questi oggetti agiscono come finestre sul mondo del sacro, nonostante allo stesso momento non siano altro che pietra, argilla e pigmento. La loro azione è quella di un diagramma, o di una mappa, del modello del sacro. Si viene a contatto con lo spirituale tramite l'azione catalitica dell'icona. Allo stesso modo la pianta e le sostanze chimiche ad essa associate si aprono in un mondo più vasto di energie e forze guaritrici.
C'è una metafora correlata nella scienza occidentale. Una molecola non è tanto un oggetto quanto un modello dinamico. A livello quantico è uno schema di energie che si estende nello stato terrestre del cosmo. Assorbito dal corpo questo schema dinamico di energie provoca una gamma di trasformazioni delle attività biochimiche del corpo. Certo, l'analogia può andar bene fin quando la scienza occidentale continua a dividere la materia dai valori etici, dalla coscienza e dallo spirito.
Non c'è bisogno di dire che il rapporto con il mondo delle piante si estende nella pratica dell'ecologia, e qui non mi riferisco ai Piedi Neri ma alla mia conversazione con i Mohawk. Quando si cerca una pianta medicinale o quella materia o un animale non si prende mai il primo o il secondo che viene fuori, ma sempre il terzo. Prima si offre una preghiera che la pianta si sacrificherà da sola e dopo che è stata colta si fa un'offerta alla terra. Tornando a casa la pianta viene trattata in maniera rispettosa perché non si tratta del particolare ma dell'universale, del Guardiano della pianta, dell'archetipo. Nella guarigione l'energia della pianta potrebbe essere scambiata, ma in una metafisica del genere tutto ciò che viene preso deve essere restituito in qualche modo.
Linguaggio
I Piedi Neri che ho incontrato parlano delle loro tradizioni come di una scienza. È di particolare interesse il modo in cui questa scienza si avvolge nel loro linguaggio. La loro lingua contiene la mappa nella testa, i rapporti con le energie e con gli spiriti di ogni cosa vivente - rocce, alberi, piante, uccelli, pesci e animali. Il flusso in cui essi vivono è perfettamente espresso da ciò che potrebbe essere definito come la loro "lingua di processo". Le lingue europee fanno molto affidamento sui nomi e si prestano molto bene ad un tipo di pensiero che agisce secondo le categorie e la logica aristoteliche. La nostra realtà fisica è quella degli oggetti in interazione gli uni con gli altri - nomi collegati da verbi. Questo modo di pensare si estende anche nelle sfere della psicologia e dell'astratto quando il mondo delle nostre esperienze, relazioni e sentimenti diventa una collezione di oggetti del pensiero da manipolare, generalizzare, astrarre e sui quali agire. Quanto ansiosamente costruiamo categorie e concetti, quanto letteralmente consideriamo i nostri "giochi linguistici", quanto facilmente rimaniamo intrappolati nelle vuote discussioni filosofiche. Questo genere di trappola non è presente in una lingua che si basa sul verbo, anche se potrebbero sorgere di certo altri problemi. Fra i Piedi Neri tutto è movimento, progresso e trasformazione. I nomi vengono fuori in qualità di oggetti solo in maniera secondaria attraverso la modificazione dei verbi. Per i Piedi Neri la lingua inglese è una camicia di forza che rinchiude le menti in un mondo di oggetti, categorie e logica restrittiva.
Consideriamo per esempio la guarigione. Per il modo di pensare occidentale essa è solo un affare transitivo nel quale il dottore (nome) agisce sul paziente (un altro nome) per portare un cambiamento del suo stato. Per i Piedi Neri la guarigione è un processo. Questo processo è esso stesso la realtà primaria, piuttosto che quella del paziente e del dottore. La guarigione spesso coinvolge il canto. In questo caso, parlando di guarigione, il processo del cantare è il centro dell'atto linguistico. Piuttosto che un canto eseguito da qualcuno, è il puro atto del cantare ad avere luogo - cantare è cantare di per sé. È al di fuori di questo cantare che la guarigione si spiega per rivelare la persona precedentemente malata.
Un'analogia tratta dalla scienza contemporanea ci potrebbe aiutare ancora una volta. Secondo la fisica classica la natura è composta da oggetti gli uni in interazione con gli altri. L'osservazione è un affare oggettivo che spiega il mondo per ciò che è. La teoria dei quanti, al contrario, sottolinea il fatto che osservare significa partecipare e che in ogni atto di osservazione l'osservatore e l'osservato sono uniti in maniera spirituale e non analizzabile. L'osservazione è un processo in cui non è più possibile parlare di esistenza o di proprietà indipendenti per l'osservatore e l'osservato. Come aveva sottolineato Nils Bohr i paradossi e le difficoltà della teoria dei quanti nascono dal nostro bisogno di adottare il linguaggio comune nei nostri discorsi. Ma questa lingua, sia inglese o danese, si è sviluppata storicamente in modo particolare e in un mondo di oggetti classicamente intesi. Noi siamo sospesi in questo linguaggio. Al contrario i Piedi Neri vivono in un mondo che è molto più vicino al dominio dei quanti, un mondo di flusso, trasformazioni e relazioni essenziali, lontano da quello delle categorieassolute, degli oggetti fissi e dei rigidi dualismi aristotelici. La loro lingua riflette perfettamente questo mondo.
Armonia ed equilibrio
In un mondo spirituale la conoscenza non è divisa e la scienza dei Piedi Neri non è confinata semplicemente nella materia. Essa abbraccia la società e il buon governo. La sua legge sono l'armonia e l'equilibrio. La società non è un artificio costruito da individui con diritti e libertà, piuttosto è un processo di rinnovamento, un tutto coerente al di fuori del quale emergono persone con diritti e doveri. Un individuo esiste in rispetto ai suoi rapporti con la società e la natura. Consideriamo ad esempio il sistema giudiziario dei Piedi Neri. Ciò che noi definiremmo crimine è, per molti indigeni, lo sconvolgimento del lavoro armonioso della loro società. Piuttosto che affrontare questo disordine in termini di processo, prove, colpa e pena un circolo di vecchi saggi si riunisce con la parte lesa e con il perpetratore. La discussione in questa assemblea non è finalizzata tanto allo stabilire lo svolgersi dei fatti, quanto a ristabilire l'equilibrio. Pertanto al perpetratore può essere chiesto di suggerire un modo per soddisfare tutte le parti in causa. Alla fine, quando tutti sono in rapporti equilibrati, la decisione viene resa pubblica.
La scienza indigena
I Piedi Neri parlano di una scienza che include una metafisica della realtà in cui vivono, un insieme di relazioni con il mondo naturale, una profonda comprensione dell'ambiente che li circonda e una tecnologia appropriata al loro stile di vita. Una scienza del genere è comune a molti altri popoli indigeni dell'America e ai popoli tradizionali di tutto il mondo.
Come suggerisce la nozione di "mappa nella testa", una scienza del genere non è di un oggetto esclusivo e della natura globale come la nostra, ma è specifica per un luogo e per un posto. Forse ci potrebbe aiutare un'analogia con la cucina. Le migliori cucine del mondo sono tutte associate ad una nazione o regione particolare. Dopo aver vissuto in Italia per più di un anno sto scoprendo non esiste una "cucina italiana" ma piuttosto un modo di cucinare che è specifico per le carni, il pesce, la frutta e la verdura di una determinata regione. Anche la cucina toscana della provincia in cui vivo è suddivisa. Cucinare bene richiede una profonda comprensione e un'empatia con la natura dei materiali disponibili. È allo stesso tempo una scienza e una grande arte che non è facilmente esportabile.
La metafora si applica alle scienze indigene del Nord-America. Gli Haida, vivendo sulla costiera della Columbia Britannica hanno sviluppato dei capolavori di ingegneria marina: canoe per l'Oceano e per le coste ricavate da cedri giganti. La particolare forma e la massa di queste navi consente agli Haida di muoversi ad alta velocità nell'Oceano e di compiere lunghi viaggi senza stanchezza. Un'altra delle loro scienze, che è divisa con altri popoli del Pacifico come i Maori e gli Hawaiani è un metodo per navigare su lunghe distanze usando i sistemi delle stelle e osservando il modello delle onde e la direzione del vento. Gli Algonkin delle Foreste Orientali sono cacciatori e raccoglitori che devono avventurarsi lontano dalle proprie case per molti giorni. La loro tecnologia consente loro di costruire canoe di corteccia di betulla usando solo un coltello ricurvo e i materiali della foresta in meno di un giorno. La nave è forte abbastanza da portare un carico pesante attraverso bianche cascate, e allo stesso tempo leggere abbastanza da essere trasportate da un fiume all'altro.
A sud degli Algonkin la nazione Mohawk della confederazione irochese è composta da agricoltori. Essi attuano una simbiosi biologica piantando le Tre Sorelle (grano, fagioli e zucche) tutte insieme, il grano fornendo un supporto meccanico e i fagioli fissando l'azoto da fornire agli agenti nutrizionali della terra. Infatti alla fine la terra può essere coltivata e le piante selvatiche possono essere estirpate. Pertanto, nei tempi antichi, i Mohawk, dopo due o tre generazioni, abbandonavano i loro villaggi e li ricostruivano ad una certa distanza, consentendo alla foresta di ritornare nel suo stato precedente. La complessità della loro civiltà e dei loro negoziati con le energie della terra si riflette in una lingua che utilizza un gran numero di nomi in riferimento alla relazione. In molti casi un popolo tradizionale, prima dello sconvolgimento portato dalla civiltà europea, possedeva una considerevole conoscenza del proprio territorio e adattava le tecnologie appropriate all'ambiente e al modo di vita. Per questo motivo popoli del genere potrebbero sembrare conservatori e lenti ad adattarsi. Ma si dovrebbe ricordare una massima utilizzata da alcune popolazioni indigene del Nord-America. Nel prendere una decisione non si deve considerare tanto il suo impatto immediato quanto l'impatto che essa avrà sulla settima generazione che verrà. Nel rispetto di ciò si potrebbe richiamare una storia probabilmente apocrifa a cui si sono riferiti numerosi architetti. È stato scoperto che, dopo molti secoli, le grandi travi di quercia in un college di Oxford dovevano essere rimpiazzate. I consulenti avevano pensato di sostituirle con altri materiali fin quando qualcuno scoprì negli archivi del college che quando fu fondato il college fu donato un appezzamento di terreno con un querceto per la sostituzione delle travi in futuro. Secondo la storia queste querce erano pronte e potevano essere usate per rinnovare il tetto.
Conclusioni
Non è intenzione di questo saggio affermare che dovremmo abbandonare la visione occidentale del mondo e diventare Piedi Neri all'improvviso. Piuttosto l'intenzione è di suggerire che sarebbe utile per noi analizzare la nostra metafisica alla luce di quella di un'altra società. In questo modo potremmo accorgerci che molto di quello che noi riteniamo inevitabile ed evidente di per sé è una percezione socialmente condizionata che contiene un gran numero di assiomi non analizzati. C'è molto di cui essere fieri nella nostra scienza e nella nostra tecnologia, ma il nostro mondo moderno evidenzia molti aspetti che desideriamo cambiare. Uno stravolgimento radicale richiede il cambiamento della percezione e la trasformazione della coscienza. Forse ci sono delle lezioni da imparare dalla fisica dei Piedi Neri come un modo alternativo di vedere il mondo.
Ma la "fisica dei Piedi Neri" potrebbe essere applicata in Europa, per esempio? Il problema essenziale è che, al contrario dell'Occidente, non ci sono fisici dei Piedi Neri né ci sono artisti dei Piedi Neri per quella materia. Piuttosto ogni persona viene a conoscenza della saggezza del gruppo. Con questo non intendo dire che non ci siano persone con particolari abilità nel guarire gli altri, o Custodi dei Sacri Rotoli, o Saggi che conoscono molte storie del nucleo familiare, ma piuttosto che i metodi tradizionali dei Piedi Neri sono disponibili per tutti i membri della popolazione.
La scienza dei Piedi Neri non è stata divisa dalle altre aree della vita come un particolare sistema di conoscenza. Sarebbe difficile, forse impossibile astrarre qualcosa sotto il nome di Fisica dei Piedi Neri dall'intera cultura e poi importarlo impacchettato in un laboratorio occidentale.
È certamente vero che la scienza occidentale sta già estraendo una certa conoscenza dai popoli indigeni del mondo. La maggior parte di essa riguarda i poteri farmaceutici di piante rare, di funghi rari ecc. Infatti una delle argomentazioni per rimandare la distruzione delle foreste pluviali di tutto il mondo e di altre ecologie minacciate è il loro potenziale da esplorare per quanto riguarda medicine e cure miracolose. Ma questo sta avvenendo in maniera frammentaria, ancora una volta. La scienza rimuove la pianta dal suo ambiente naturale e la analizza per scoprire ingredienti attivi. Una volta che questi sono stati sintetizzati non c'è bisogno di preservare quella particolare ecologia o di tentare di comprendere la visione del mondo nella quale quella pianta è stata rispettata e usata.
Finché la scienza indigena sarà utilizzata in questa maniera sporadica avrà un impatto irrilevante sul pensiero occidentale. Un dialogo sereno si può sviluppare solo se la scienza occidentale intende estendere i suoi orizzonti e, ad esempio, moderare la sua astratta oggettività con ciò che potrebbe essere chiamato soggettività impersonale: impersonale poiché non fa affidamento sulla casualità della biografia personale e del pregiudizio, ma soggettiva perché si riferisce al nostro rapporto profondo con il mondo e alle nostre intuizioni oggettive riguardo alla natura. Quella soggettività è antitetica alla scienza si crede che comprenda le distorsioni del materiale biografico altamente personale, lascito del movimento romantico europeo. In un epoca precedente il soggetto, l'artista o il musicista, per esempio, cercava di eliminare ciò che era squisitamente personale nelle sue opere e diventava il servo o il passaggio segreto per l'aldilà. Infatti l'espressione personale era considerata di cattivo gusto, una caduta dall'ideale.
Questo tipo di arte cercava di esprimere lo spirituale, l'archetipo divino, la pura forma, chiamatele come volete, nella maniera più diretta possibile eliminando ciò che era idiosincraticamente personale. Era un matrimonio di oggettività e soggettività, la risposta interna ed esterna a archetipi e materiali. Sto suggerendo che qualcosa di simile potrebbe essere possibile nella scienza occidentale. Si dovrebbe mantenere la forza della sua oggettività mentre, allo stesso tempo, si dovrebbero aprire le porte alla soggettività impersonale - una connessione più diretta con il mondo materiale, che sia sentita, sperimentata e che diventi l'oggetto dell'intuizione allenata. Nella struttura di una scienza del genere potrebbe essere possibile aprire un dialogo con altre tradizioni e modi di pensare. Una scienza del genere potrebbe essere allo stesso tempo globale, poiché cerca le leggi universali della natura, e locale, poiché risponde alle esigenze di particolari ecologie e bisogni sociali e, allo stesso tempo, poiché sceglie metafore alternative per la sua espressione.
Il filosofo Wittgenstein ha sottolineato che quando la filosofia crede di parlare di realtà generali è in verità intrappolata in un gran numero di giochi di linguaggio. Questo è ugualmente vero per la scienza poiché la sua interpretazione e il suo significato devono sempre essere espressi con un linguaggio comune, non importa quanto sia astratta la matematica. Questo linguaggio porta con sé un grande bagaglio biologico e culturale. Questo linguaggio, con il quale tutta la scienza deve essere espressa, è lontano dall'essere privo di valore etico. Si potrebbe dire che il nostro attuale modo di pensare, le nostre "menti europee", non si è ancora aggiornato con il significato più profondo delle conquiste della scienza del nostro secolo. La teoria dei quanti evidenzia l'interezza della natura e l'inadeguatezza di ciò che potrebbe essere chiamato "Ordine Cartesiano". Cioè un ordine basato sulle nozioni di uno spazio e di un tempo continui. Uno dei movimenti più significativi nella scienza contemporanea è la ricerca di questo nuovo ordine. In un senso è il desiderio di rianimare il tempo, un modo di riportare un tempo veramente dinamico nel cuore della fisica. Ma fare questo implica una metafisica interamente nuova e un cambiamento nel modo in cui pensiamo riguardo al mondo.
Un cambiamento del genere è connesso anche con le scoperte della teoria del caos e dei sistemi non lineari. Una scienza che cercava la certezza, la capacità di controllare, la possibilità di prevedere e un termine ha finito per stravolgersi con le sue stesse mani. Abbiamo imparato che il mondo è molto più complesso dei nostri tentativi di descriverlo. Il mondo contiene regioni di infinita sensibilità e di assoluta imprevedibilità.
Come ho affermato in questo saggio, uno dei grandi cambiamenti nel modo di pensare europeo è stata la secolarizzazione del tempo e la proiezione della natura in un mondo esterno all'essenza dell'essere umano. Mi sembra che nel nostro mondo moderno ci siano le radici per un qualcosa di completamente diverso. Sono le radici di una coscienza che, in qualche modo, potrebbe rispecchiare quella dei Piedi Neri. È una coscienza che cerca un rapporto più profondo e compassionevole con il mondo naturale, un rapporto che può sostituire la predizione e il controllo con qualcosa di più intelligente, sottile, mistico e gentile nella sua azione. Soprattutto c'è bisogno di una risposta creativa all'età moderna. Un cambiamento di coscienza del genere richiede enorme energia, poiché siamo chiamati a smantellare vecchi concetti e pregiudizi e a lasciarci aperti all'azione della creatività.
Riferimenti
i1. U. Eco "Art and Beauty in the Middle ages", Yale U.P., 1986
2. Joyce Medina "Cezanne and Modernism: the poetics of painting", SUNY, Albany 1995
3. F. David Peat " Blackfoot Physics", 4th Estate, Londra 1995
4. F. David Peat "Synchronicity: the Bridge betwen Matter and Mind" Bantam Books, New York 1987
5. Henri Borthoft "L'interezza della natura: alla maniera di Goethe verso la scienza dell'interezza" Lindisfarne Press, Hudson, New York 1996
6. Il biologo Brian Goodwin, in una discussione privata, mi ha parlato di un attuale recupero dell'approccio di Goethe. Sta lavorando con ciò che potrebbe essere chiamato "intuizione oggettiva", un metodo di conoscenza interiore che, secondo lui, dovrebbe coesistere con la biologia convenzionale, garantendo un arricchimento reciproco
7. In rispetto di questo ho menzionato una storia dell'antica Cina. In un tempo di grande fermento politico, i leader del Paese cercavano il consiglio di Confucio riguardo a a cosa dovessero fare per ristabilire l'armonia. Il saggio rispose che prima dovevano purificare la lingua cinese e riportarla alle sue origini. Nel nostro tempo siamo diventata consci di quanto la lingua inglese sia stata modificata nelle bocche di alcuni politici e militari. La lingua che usiamo è inevitabilmente collegata alla nostra visione del mondo.
8. Alan Ford e F. David Peat "The Role of Language in Science", Foundations of Physics 8, 1233 (1988)
