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PREPARARE LA PACE: Le Donne in Nero


Nota introduttiva e ministoria
Vi sono oggi nel mondo innumerevoli gruppi, movimenti e associazioni che manifestano e operano non solo CONTRO LA GUERRA --TUTTE LE GUERRE-- MA PER LA PACE, intesa come modalità positiva e attiva, che implica oltre al rifiuto della guerra come soluzione dei conflitti, un orientamento preciso dell'esistenza, un agire per pace, tanto sul piano locale come nell'orizzonte più vasto delle relazioni internazionali. Non è semplice: far la guerra è infinitamente più facile che far la pace. In italiano far la pace si usa per mettere fine a un conflitto esistente, decidere di chiuderlo, superarlo: è già molto, ma far la pace nel senso usato qui significa costruire la pace, agire prima e affinché i conflitti NON scoppino, non arrivino al punto che la guerra appaia come soluzione possibile.

La guerra è sempre una sconfitta per chi la fa, che la vinca o la perda, secondo le persone pacifiche, le persone che il cristianesimo definisce 'di buona volontà'-ma bisognerebbe dire di 'volontà buona'--. 'SE VUOI LA PACE, PREPARA LA PACE', è il loro motto, ---che rovescia il classico motto latino 'si vis pacem, para bellum', cui ancora obbediscono con tanto accanimento gli ideatori delle moderne guerre preventive-che però hanno in mente un genere ben preciso di pace. C'è dell'utopia in quel rovesciamento, forse, ma guai ai popoli che perdono le utopie e guai ai singoli che perdono la capacità di sognare, è stato detto con molta verità. Come si prepara la pace? Non c'è dubbio: per prima cosa costruendola sull'equità, sulla giustizia. Non sarà purtroppo sufficiente, perché nell'animo umano, in tutti noi, cioè, siedono e a volte regnano sentimenti di odio, di risentimento e di invidia: siamo animali aggressivi e talvolta crudeli per gusto; così come ci sono anche molti la cui ragione di vita sono il potere e la sopraffazione. Ma se rancore, odio e senso di ingiustizia sono spesso soggettivi, essi hanno altrettanto spesso fondamento nelle situazioni reali, in torti e iniquità veri. È sicuramente il caso di molti Paesi ex-coloniali e di molti gruppi sociali oppressi, discriminati, sfruttati e offesi. Preparare la pace vuol dire in questi casi CERCARE RIMEDIO E CURA ALLE INGIUSTIZIE, alla discriminazione prima che esse sbocchino in guerra.

Preparare la pace, per quanto si diceva dell'animo umano, significa però anche EDUCARE ALLA PACE i figli, in famiglia e nel sistema scolastico. Il linguaggio comune esprime bene i valori delle culture e delle tradizioni: la parola 'imbelle' in tutte le lingue occidentali indica una qualità fortemente negativa, è l'opposto del valore, delle virtù virili. Imbelli sono le donne i bambini (ormai non più, viste le donne soldato e persino le donne kamikaze, e quella mostruosità storica che sono i bambini soldato delle correnti guerre africane), soprattutto sono 'imbelli' i vili. La maggior parte dei testi di storia, a tutti i livelli, racconta le infinite guerre dell'umanità con 'obiettiva razionalità', cioè asettica indifferenza, quando non ne esalta le strategie, le vittorie, e il genio dei generali. Eppure Omero, cantore di battaglie, comincia ricordando 'gli infiniti lutti' che la guerra produsse...Né le religioni ufficiali, istituzionali, hanno aiutato granché la causa della pace, finora.

Tra i gruppi e i movimenti che si impegnano contro la guerra e perseguono la preparazione della pace, ci sono le DONNE IN NERO, o DIN, che il 2 febbraio si riuniscono a Bologna per il convegno nazionale 2003..

Chi sono, come sono nate e cosa fanno per la pace e contro la guerra, si può leggere più sotto, in una brevissima storia del movimento -tratta dal sito Internet- Virginia Del Re

DONNE IN NERO
MINISTORIA PER CAPIRE LE ORIGINI E LE ATTIVITA' DI QUESTO GRUPP
O

dicembre 2001, dalle Donne in Nero
Le donne in nero nascono nel gennaio del 1988 in una piazza di Gerusalemme ovest dall'incontro di sette donne israeliane; manifestano in silenzio per un'ora ogni venerdì con cartelli che dicono "STOP THE OCCUPATION" basta alle occupazioni militari del governo israeliano della Cisgiordania e di Gaza.

L'Intifada era appena agli inizi. Da quel momento le donne hanno cominciato tutti i venerdì a manifestare in silenzio, vestite di nero contro la violenza del loro governo, per chiedere delle soluzioni politiche pacifiche e per testimoniare la speranza della pace. Le iniziative delle donne in nero si sono moltiplicate in altre ventiquattro città fra le quali Tel Aviv, Haifa, Londra, Amsterdam, New York, Roma.

Nell'estate dell'88 la casa delle donne di Torino, il centro di documentazione di Bologna e le donne dell' Associazione per la Pace organizzano un'iniziativa dal titolo "Visitare i luoghi difficili" a Gerusalemme ; scopo del viaggio era " tentare di realizzare qualcosa di concreto, mettere in pratica la solidarietà , lo scambio tra le donne di diverse parti del mondo per tessere una tela di fili invisibili fatta di relazioni umane, riconoscere le disparità di vita , cominciare ad essere consapevoli di poter costruire una politica internazionale delle donne , superare confini, barriere nazionalismi pur essendo radicate nella nostra realtà. Una ricerca comune , intendendo con ciò qualcosa di più ampio dei semplici luoghi fisici, visitare i luoghi difficili della mente, della coscienza quello che è nascosto dalle nostre paure e dai pregiudizi affrontare i nodi della violenza e della guerra, del dolore e dell'odio, dell'estraneità della passività per conoscere e conoscersi, per cambiarsi."

Le 68 donne italiane nel mese di agosto hanno manifestato insieme alle donne in nero e si sono incontrate a Gerusalemme nei territori occupati con centinaia di donne palestinesi ed israeliane per costruire insieme iniziative di pace e solidarietà. Al ritorno in Italia vari sono stati i progetti realizzati dai gruppi promotori dell'iniziativa o dalle singole per dare continuità alle relazioni avviate con le donne israeliane e palestinesi .

Le donne dell'Associazione per la Pace tra le varie attività hanno deciso di dare visibilità e voce alle donne palestinesi ed israeliane contro l'occupazione militare costituendosi come gruppo di donne in nero in Italia . A partire da venerdì 1 settembe 1988 le donne che hanno assunto queste modalità, quindi donne in nero hanno manifestato nelle varie piazze d'Italia attraverso l'adesione spontanea ai contenuti del pacifismo della nonviolenza e della ricerca del superamento del conflitto materiale ed emotivo.

Le donne sono state presenti con i loro corpi le loro menti ed i loro soentimenti per dare visibilità alle donne dei luoghi difficili e per una soluzione pacifica dei conflitti fra Israele e Palestina, per i Balcani, per l' Iraq, per l' Algeria, per il Kosovo, a sostegno delle donne in Afghanistan e per le donne Kurde, promuovere una diplomazia dal basso delle donne e per una politica internazionale delle donne come sostenuto a Pechino, insieme alla marcia mondiale delle donne per essere libere da guerra violenza e povertà.
Le donne in Nero hanno la modalità di tessere la rete della solidarietà e della diplomazia dal basso, quindi di sostenere le donne che vivono nei luoghi difficili entrando in relazione con loro e creando ponti di solidarietà e di sorellanza attiva.

"Il nostro pensiero è legato al rifiuto della violenza, di ogni nazionalismo, militarismo, contro quella cultura e quel linguaggio bellicista presente nella vita di tutti noi, pacifisti e non, la volontà di cercare di capire le ragioni degli uni e degli altri pur assumendo una ferma e chiara posizione contro le guerre."-Luisa Morgantini chiarisce in maniera esplicita la loro posizione-

"Creare connessioni , relazioni , scambio e solidarietà per costruire una soggettività politica di donne e una identità radicata nel nostro essere capaci di appartenenze e superamento di queste , visione di un mondo che ha la possibilità di scegliere di poter e voler cambiare questa società fondata sulla sopraffazione e il dominio , sull'ingiustizia economica e sociale. La volontà di essere protagoniste di questo cambiamento."

Il modo di esserci è sempre lo stesso nel tempo, con la presenza dei corpi, vestite di nero, in silenzio. Il nostro silenzio non è rassegnazione ed impotenza, ma protesta e riflessione, è urlo al di là del suono.

Bene ci rappresenta una delle frasi che le donne di Belgrado hanno scelto di scrivere sui loro striscioni, basandosi sul libro "Cassandra" di Crista Wolf, in occasione del V° anniversario della loro protesta (12 ottobre 1996): "Solo in seguito appresi anche l'arte di tacere. Che utile arma!."

Il nostro nero è il colore che aiuta i nostri corpi ad esprimersi . I nostri corpi, la loro presenza , i nostri occhi si muovono, non sfuggiamo gli sguardi delle persone che passano, vogliamo che sappiano perché siamo lì, siamo nelle piazze, partecipiamo alle manifestazioni, informiamo la gente, facciamo appello perché non si partecipi alle operazioni di guerra, aderiamo e organizziamo la campagna di obiezione fiscale alle spese militari .

La mano di Fatima , figlia prediletta di Maometto, che fermava gli eserciti e i mal intenzionati opponendo la mano davanti ai loro sguardi, come simbolo nella speranza di poter fermare tutte le guerre. Questa mano, utilizzata nella cultura ebrea e palestinese, è il ponte che unisce le realtà che all'apparenza sembrano divise, ma che sono frutto della stessa radice, la condivisione.

Ci siamo, ci siamo state, ci saremo sempre, ancora nelle strade, donne, in silenzio, in nero, in marcia per vivere, fino a che la guerra non sarà fuori dalla storia .

 

 
 
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